Lettera sui libri

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Cara amica,

ieri non è stata soltanto la Giornata Mondiale del libro, è stato anche il giorno in cui il gruppo di lettura che ho concorso a fondare e del quale faccio parte compiva quattro anni di vita. Quattro anni di libri letti, di discussioni, di risate e di polemiche. In occasione di questo compleanno, La Compagnia dei Lettori (questo è il nome del gruppo), ha organizzato una cena e abbiamo avuto il piacere e l’onore ci avere ospiti Bruno Morchio e Anna Destito. Mi è stato chiesto di aprire la serata dicendo qualcosa sui libri. Ecco, queste sono state le mie parole che ti consegno in nome del nostro comune amore per i libri.

Devotamente

EE

 

Cos’è un libro?

La parola libro, dice il Dizionario Treccani, deriva dal latino liber –is. Indica la parte interna della corteccia che in certe piante assume un aspetto lamelliforme e, disseccata, costituisce uno dei più antichi materiali scrittori.

Del Dizionario Treccani naturalmente ci fidiamo, ma a me è sempre piaciuto pensare che la parola libro contenga la stessa radice di “libero”. Perché sapete immaginare qualcosa che renda più liberi della lettura?

Tra e tante frasi sui libri, tra gli aforismi, le definizioni e le massime, ce n’è una che amo particolarmente. Si tratta di un proverbio arabo che recita: un libro è un giardino che puoi custodire in tasca. Perché, a ben vedere, un libro non è soltanto un giardino ma è il mondo intero: può portarti in luoghi mai visti; farti incontrare persone straordinarie, infinitamente buone o infinitamente cattive; può farti ridere e può farti piangere. Dentro un libro potrai trovare la persona della quale innamorarti o quella che tu vorresti essere. Ci leggerai di uccelli favolosi, di mostri temibili, di fiori dal profumo inebriante, di cibi saporiti e di altre vite possibili.

Ecco, altre vite possibili. Perché al libro, prima dell’amore, è legato il dolore: il dolore del voler essere altrove mentre si resta inchiodati alla realtà; di voler essere altro mentre si è ciò che si è; di volere giustizia mentre non la si vede nel mondo; di sognare l’amore mentre il vostro letto resta vuoto.

Tutto questo può fare un libro ma, soprattutto, un libro è la sola vera possibilità che io conosca per metterti di fronte a un pensiero diverso dal tuo. Quello di uomini vissuti cento anni prima di te e che pure dicono cose che ti somigliano e, dicendotele, sembra possano venire a sedersi accanto a te e prenderti la mano quando temi di non capire.

Perché è capendo che si sconfigge la paura. Se incontrerai il gobbo di Notre Dame, imparerai a capire che il diverso non è necessariamente pericoloso. Se conoscerai Lolita, scoprirai che quella cosa indicibile che senti dentro forse potrebbe essere naturale e dovrai soltanto imparare a governarla con la ragione. Se ti fermerai a guardare l’Innominato, saprai che i cattivi non sono necessariamente condannati a restare tali. Se spierai le mosse di Bacci Pagano, saprai cos’è il rovello che pretende giustizia. Se prenderai la mano di Giulietta, saprai che anche l’amore più osteggiato può essere eterno. Se guarderai Anna morire sotto un treno, non temerai più quella follia dei sensi che ti sconquassa l’anima. Se accompagnerai Ulisse, scoprirai che la conoscenza può portarti molto lontano. Se ascolterai Virgilio, non avrai paura di perderti nell’aldilà. Se salirai su un cavallo alla volta della Mancia, incontrerai il cavaliere dalla triste figura e capirai quanto sia portentoso il potere dell’illusione. Se ti incanterai davanti al ritratto di Dorian, non avrai più paura di invecchiare. Se prenderai in mano i fili di Pinocchio, comprenderai che nessuna bugia è mai abbastanza innocente. Se salirai sul Pequod, saprai che quel mostro temibile è soltanto dentro di te. Se scapperai sui tetti di Parigi con Jean, conoscerai la vera bontà che non deve mai temere la vera cattiveria. Se fuggirai con Edmond, imparerai che nemmeno la più sacrosanta vendetta è mai del tutto dolce. Se vedrai Emma salire in carrozza, comprenderai il valore della fedeltà e la follia dell’adulterio. Se finirai in carcere con Alex, capirai che nessuna giustizia ha il diritto di snaturarti. Se incontrerai Mattia, non sarai più così certo che il tuo nome abbia un valore assoluto. Se ti sveglierai insieme a Gregor, la realtà così come la conosci non ti sembrerà più immutabile. Se ti armerai di bacchetta con Harry, capirai che la vera magia puoi farla senza incantesimi.

E se con Primo Levi entrerai ad Auschwitz, sarai certo che siamo uomini perché abbiamo giurato che quello che è stato non dovrà essere mai più.

Per tutto questo e per molte altre ragioni, per me, libro significa libero. (Emanuela E. Abbadessa)

 

 

Lettera sui consigli politicamente corretti

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Cara amica,

qualche giorno fa su Facebook ho lanciato l’idea di consigliare come regali natalizi i libri che più abbiamo amato tra quelli che abbiamo letto. L’idea non è originale, lo so, ma è mia abitudine cercare di regalare sempre un libro.

Il libro ha delle caratteristiche tutte speciali: ce n’è uno giusto per ciascuno; se pure ne avessi un miliardo ne vorresti ancora un altro; può farti ridere e farti piangere; ti tiene compagnia in ogni momento, anche quando non è con te; ti resta dentro anche se o abbandoni; ti aiuta a crescere senza pedanteria. Ma soprattutto, è democratico, sta lì e ti aspetta e se tu non lo ami particolarmente non si arrabbia, pensa che altri lo ameranno o che forse un giorno, anche tu avrai più comprensione per lui.

E siccome Natale si avvicina, i librai sono in debito d’ossigeno e il 99% degli scrittori pure, penso che un libro sia proprio la cosa più giusta da regalare.

Così ho lanciato l’idea e amiche come Raffaella Silvestri – autrice Bompiani, con La distanza da Helsinki -, Sara Rattaro – di recente in classifica con Niente è come te uscito da Garzanti -, e Loredana Limone – autrice della saga di Borgo Propizio prima in Guanda e ora per Salani – hanno subito risposto all’appello.

Loredana, consigliando un libro di Romana Petri (Giorni di spasimato amore, Longanesi), ci ha tenuto a precisare di non conoscere personalmente l’autrice. Posizione estremamente corretta la sua. Soprattutto perché, consigliando autori contemporanei e che magari conosciamo personalmente, il fantasma dell’accusa di “scambio di favori” è sempre in agguato.

Me lo confermano d’altra parte i consigli natalizi dei big che riempiono le classifiche di vendita, sempre così attenti a non ledere l’ordine generale di scuderia.

Ebbene, questa cosa non mi piace. Non mi piace proprio per niente. Detesto in generale gli atteggiamenti politically correct, figuriamoci quando investono un settore che, come la scrittura, si nutre di sensazioni a fior di pelle e si alimenta grazie a indefessi lavoratori della penna che, in barba a quanto pensa chi aspira a fare lo scrittore e vorrebbe veder pubblicato finalmente il suo manoscritto, non è affatto un comodo starsene a casa e aspettare l’ispirazione per far nascere il grande capolavoro.

Detto ciò, sabato su “Tuttolibri” mi imbatto nell’elenco dei libri che i big regaleranno per Natale. Carofiglio regala Hemingway; Sveva Casati Modignani sceglie Anna Karenina; Fabio Volo preferisce regalare Conrad; Malvaldi si butta sull’Italia e sceglie Il cavaliere inesistente; Vitali l’Odissea; Alessandro D’Avenia Dostoevskj e Andrea Camilleri in classico dei classici, I promessi sposi.

Ma bravi, penso io, che belle scelte! Tutti libri fondamentali, intendiamoci. Ma anche tutti libri che la maggior parte dei lettori hanno già e probabilmente hanno anche già letto. Ma questi testi hanno un indubbio vantaggio: sono stati scritti tutti da autori morti e sepolti e sono stati ripubblicati nel tempo da vari editori. Molto bene! Questo sì che mette al riparo dal rischio di esporsi e scontentare qualcuno. Qualcuno degli addetti ai lavori, naturalmente.

Mi chiedo, davvero se non è possibile esporsi e, dato il seguito che queste firme hanno, fare un piccolo sforzo e dire che sì, quel tal libro è buono, l’autore non è notissimo ma merita di avere una possibilità, consigliamolo tanto poi il giudizio resta ai lettori.

Allora, cara amica, dato che oggi si usa dire “metterci la faccia” (espressione che detesto, per altro), io ci metto la firma.

Consiglio i libri, anche se lo faccio solo con l’umiltà della lettrice, anche perché conosco alcuni degli autori ma proprio perché mi sono amici, non li esporrei mai se non pensassi che ciò che fanno merita di essere letto. Per non dire poi che io non ho amici che non stimo e nei quali non credo.

E vado con la mia lista di quindici nomi e titoli (sarebbero stati molti di più ed evito i classici naturalmente) più o meno noti.

Sarai tu, amica, a decidere se tra questi c’è qualcosa di adatto anche ai destinatari dei tuoi regali sotto l’albero.

A chi ama i libri e i misteri: Mario Baudino, Ne uccide più la penna (Rizzoli)

A chi cerca Milano anche dove non c’è più: Alessandro Bertante, L’estate crudele (Rizzoli)

A chi vuole riscoprire uno dei grandi affabulatori italiani: Pino Caruso, Nasco improvvisamente a Palermo (Bonanno)

A chi cerca le ragioni del declino: Teresa Ciabatti, Tuttissanti (Il saggiatore)

A chi si domanda se ci siano ancora i padri: Giancarlo De Cataldo, Il combattente. Come si diventa Pertini (Rizzoli)

A chi cerca il lato italiano dell’esistenzialismo: Laura Di Falco, Una donna disponibile (VerbaVolant)

A chi pensa di non aver radici: Giuseppe Di Piazza, Un uomo molto cattivo (Bompiani)

A chi non si ferma al genere: Massimo Gardella, Chi muore prima (Guanda)

A chi pensa che si possa ricominciare anche con un sorriso: Loredana Limone, E le stelle non stanno a guardare (Salani)

A chi pensa che la saggezza possa essere riposta anche nell’ultimo dei mortali: Roberto Mandracchia, Vita, morte e miracoli (Baldini e Castoldi)

A chi ama i libri e basta: Luigi Mascheroni, Scegliere i libri è un’arte, collezionarli una follia (Bibliohaus)

A chi vuole credere che i legami possono sempre essere riallacciati: Sara Rattaro, Niente è come te (Garzanti)

Ai bambini che vogliono credere nelle favole: Andrea Salvati, Jacob il bambino di creta (Einaudi)

A chi cerca nell’adolescenza le ragioni che ci fanno adulti: Raffaella Silvestri, La distanza da Helsinki (Bompiani)

A chi oltre la ricetta vuole l’anima: Maria Rosa Teodori e Giuseppe Conte, La cucina dell’anima (Ponte alle Grazie)

Devotamente

EE

Lettera sugli incerti del matrimonio

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Cara amica,

non volermene, ti prego, per quanto sto per scrivere. So bene che ami definirti romantica e non pensare che io abbia in spregio i tuoi atteggiamenti nei confronti dell’amore o, peggio, non sia capace di cocenti passioni. Sono stata sinceramente felice di risentirti dopo anni e saperti sposata e con due bambini. Ma ti chiedo di provare a pensare che anche io possa esserlo altrettanto da sola e senza figli. Concedimelo, se puoi.

Sai, nelle ultime sere, vedendo alcune scene della fiction televisiva basata su quell’immenso capolavoro che è Anna Karenina, quella certa vocetta in me tornava a farsi sentire.

Posto che, come ben sai, pensando ad Anna, ma anche ad Emma Bovary, non riesco a non sentire che dentro di me qualcosa parteggia per i rispettivi poveri mariti (ma questo rientra nel mio piacere di andare controcorrente), ecco su cosa meditavo.

Mentre tu fremevi per i baci tra Anna e Vronsky io non riuscivo ad evitare a me stessa di pensare a quanto meglio sarebbe stato meglio per i due se si fossero limitati alla naturale estinzione della loro passione al caldo di un’alcova segreta.

Ma sì, ti prego, non dirmi che passioni di questo tipo possono reggere alla prova dei calzini per terra, della tavoletta del water alzata e delle camicie da stirare perché forse anche Tolstoj potrebbe darti torto, con buona pace di Kitty e Levin, s’intende.

Il fatto è che l’amore non è eterno, e questo lo sappiamo, ma la passione, mia cara, lo è ancora meno. Si esaurisce in fretta, si spegne a forza di saliva, viene risucchiata penetrandosi, evapora come il sudore sulla pelle. E lo fa in fretta. Molto in fretta.

Tu mi dirai che la quiete del matrimonio offre altre gioie e io non mi permetterei mai di obiettare o di sindacare la tua scelta. Ma è probabile che ciascuno dovrebbe rassegnarsi ed accettare di essere ciò che è. Sono stata una moglie e forse anche una buona moglie. Ma come amante posso essere straordinaria. Perché è proprio di passione che mi nutro. Chiamala pure vanità la mia, va bene, ma devo sapere che a legarmi a un altro c’è anche il desiderio. Non un banale volersi, ma la voglia che ti brucia la carne, quella che ti leva il sonno, quella che ti fa vedere la persona che vuoi in ognuno che passa e poi ti disillude quando gli occhi ti rivelano il vero, quella che eccita la tua fantasia, che ti fa cercare il suo odore tra le lenzuola quando lui va via… Quella stessa fantasia che ci rende più sfrontati, che abbatte ogni pudore proprio quanto meno conosci l’oggetto della tua passione.

Il tempo rende pudichi, la convivenza, lo sai, annientano la scoperta dei corpi e li rendono drammaticamente quotidiani.

Perché se è vero che la cosa peggiore che possa accadere ad un’amante è quella di diventare una moglie, allo stesso modo, fare di Vronsky un marito può rivelarsi un errore di incalcolabile portata.

Devotamente

EE.

Un classico, in poche parole #1

Lei ha un rapporto molto particolare con treni e stazioni e con le famiglie E’ bella. Lui è intelligente. L’altro sembra avere meno spessore. Peccato che la società costringa lei dentro un ruolo che richiede a lui di diventare geloso. Se l’occasione poi viene servita su un piatto d’argento dal primo tenebroso che passa – l’altro – il gioco è fatto. Meglio ancora se il tenebroso non è un mostro di acume, se aveva una fidanzatina giovane e per sovrappiù parente di lei e se, peggio, ha una mamma che ha già scritto per lui un futuro. Fischio del treno, fine dei giochi.