Lettera sull’identità nazionale

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Caro amico,

mi chiedi una precisazione su quanto ho scritto ieri e non mi tiro indietro. No, non ho nulla contro i dialetti: li amo, rappresentano un patrimonio ineludibile, comprendo bene il valore della poesia dialettale, la leggo e la apprezzo. La mia osservazione era riferita all’abuso che a volte se ne fa nella narrativa italiana. Ma mi infastidisce altrettanto l’abuso di termini inglesi quando si potrebbe usare la parola italiana. Ma mi sento davvero male anche quando l’intellettuale di turno usa impropriamente l’ormai dilagante “piuttosto che” nel senso di “oppure”. Tutto qui.

Perché, vedi, io sono molto legata alla mia lingua. Le sono legata così tanto da temere a volte che il legame stesso sia la causa della mia incapacità ad imparare compiutamente un altro idioma. Parlo un po’ di inglese, ad esempio, ma anche nei tempi in cui lo praticavo di più, non mi sentivo di esprimere in quella lingua altro se non le mie necessità quotidiane. Non sarei riuscita ad usare l’inglese per parlare, per fartela breve, dell’anima. E’ un mio limite, lo so bene, che tento di colmare con la mia “volontà” di comunicare e che mi porta a entrare in contatto facilmente con persone di ogni parte della terra pur nella distanza che le nostre lingue rappresentano.

Perché, sai, amico mio, a rischio di sembrarti retorica è nella mia lingua che io sento forte la mia identità nazionale.

Io sono Italiana perché parlo l’Italiano.

Sono Italiana perché quando la mia Patria non esisteva, la mia terra – che a me non ha dato un lavoro -, alla Patria non ha dato soltanto la lingua, ma addirittura la poesia nell’istante stesso in cui Jacopo da Lentini ha scritto “Maravigliosamente un amor mi distringe”.

Sono Italiana perché la mia Patria è stata unita prima dalla Cultura e poi dalla politica.

Sono Italiana perché amo le nostre differenze e gli spigoli acuti.

Sono Italiana perché amo questo caleidoscopio di lingue, di sapori, di culture che pure inospettabilmente ci tiene uniti.

Sono Italiana perché ho imparato ad accogliere il diverso come io sono stata accolta in una regione che non mi appartiene e non mi somiglia.

Sono Italiana perché piango quando leggo che “la sventurata rispose”.

Sono Italiana perché gli ebrei dei quali “va il pensiero” somigliano a quelle masse per le quali morirono i patrioti a cui credevo di non somigliare.

Sono Italiana perché quando un violino costruito quattro secoli fa a Cremona suona Mendelssohn all’altro capo del mondo, allora tutta l’Italia suona insieme a quel violino.

Sono Italiana perché il dramma di una ciociara può essere il dramma di tutte le donne del mondo. Sono Italiana perché la mia Famiglia è Italiana. Forse grazie a Dio. Non lo so e non mi importa di saperlo.

Devotamente

EE.

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